Quali sono i gruppi sociali rappresentati e difesi dalla destra al governo e dai sovranisti? Gli improduttivi e i parassiti.

Ascoltando il discorso di Meloni non si può che restare costernati dalle aporie e dalle contradizioni. Da una parte il governo Meloni, per bocca della sua leader, dice di parlare a nome di “tutti” gli italiani e di voler lavorare per l’interesse del cosiddetto popolo, come se il cosiddetto popolo fosse un tutto omogeno e non avesse nel suo seno differenze, anche drammatiche, di stratificazione sociale ed economica. Dall’altra, più fattualmente, ha come scopo la protezione dell’economia improduttiva e dei goditori a vario titolo di rendite.

L’Inps rende noto che in Italia ci sono 22.785.711 pensionati. A questi vanno sommati circa 2,5 milioni di disoccupati e 3,5 milioni di dipendenti pubblici (la cui efficienza lavorativa è nota). A cui vanno ulteriormente sommati gli inattivi (che sono circa 13 milioni).
I servizi pubblici e il servizio del debito in questo paese sono finanziati da una risicata porzione attiva della sua popolazione.

Il governo Meloni e la rampante onda di aspiranti politicanti sovranisti (vedi “Italexit” e l’accozzaglia invereconda da avanspettacolo del grottesco “Italia sovrana e popolare“) sono rappresentanti di questi strati sociali: i passivi, i goditori di rendite, i parassiti, gli improduttivi (ossia coloro hanno piccole attività economiche che stanno in piedi perché evadono quasi totalmente le tasse; e che si avvalgono dei servizi pagati per loro da altri). Questa classe politica rappresenta la parte economicamente e culturalmente più arretrata e parassitaria d’Italia. Piuttosto che essere “rappresentanti dell’interesse popolare”, questo governo e tutti i sovranisti – che rappresentano, ahimè, la quasi totalità degli italiani – sono rappresentanti di alcune classi sociali a danno di altre.

Questo non sarebbe poi un grosso problema se le classi danneggiate (rappresentate da giovani istruiti, immigrati volenterosi, aziende produttive) non fossero le uniche classi sociali sane in un paese malato, le uniche che potrebbero fare qualcosa di buono, se solo avessero modo di farlo.

Il capo o, come si direbbe oggi, la capa della destra italiana oggi al governo è rappresentate di una visione paleolitica dell’economia italiana. La pàleo-capa Meloni, malgrado il piglio risoluto e guerresco, non riesce proprio ad avvedersi d’essere rappresentante della parte più retriva, reazionaria e dannosa del Paese. Questa mancanza di coscienza è risultato di una radicale mancanza di cultura, in particolare di cultura scientifica ed empirica. I politici italiani sono tutti ideologi pronti a negare qualsiasi evidenza pur di continuare a produrre danni e a procurarsi un posto al sole. Stanno, in fin dei conti, perseguendo una via alla mobilità sociale, la loro, in un paese in cui la mobilità sociale è ferma da quarant’anni.

Se ciò non vi persuadesse, date un’occhiata al volto di Meloni quando fa riferimento di essere stata un “underdog”, e vedrete una persona che, malgrado non abbia nessuna vera competenza e abbia strizzato l’occhio alla destra più retriva e fascista, nostrana ed estera, nell’ultimo decennio, ora mostra una soddisfazione, per nulla dissimulata, di aver ottenuto una tanto agognata mobilità sociale.

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