Per crescere economicamente e socialmente non esistono ricette magiche


Cercando di farmi strada nella cortina fumogena di provvedimenti estemporanei di un governo che ha confuso lo standing virile delle relazioni sociali e internazionali con la capacità di mettere il Paese sulla strada della ragionevolezza (per la quale sarebbero necessarie cognizioni economiche piuttosto che la retorica dei “pugni sul tavolo” o del “giro di vite” sul malcostume o sull’immigrazione, ché la sovranità di un paese attiene soprattutto alla sua capacità di creare ricchezza e non nelle maschie pose virili), ho visto con diletto e interesse i due video sulla straordinaria storia di Singapore, pubblicati su IngloriousGlobastards (https://lnkd.in/ddDSSQce), canale Youtube di Fabio Scacciavillani e Alberto Forchielli.

L’ospite, un italiano che vive a Singapore da molti anni, Roberto Tassinari, che si occupa di private equity e ha lavorato nel settore oil&gas e fondi di investimento, ci restituisce un’esaustiva storia di questo straordinario Paese: Singapore.

Singapore nasce come paese indipendente nel 1965 (dopo essere stato espulso dalla Malesia: vedi la pagina https://lnkd.in/dHYUNGxQ). Era ed è un Paese sprovvisto di risorse naturali, inclusa l’acqua dolce. Tralasciando i dettagli di questa irresistibile corsa verso i più alti standard economici (vedi la crescita del Pil pro capite rispetto al nostro), sociali e culturali di un paese nato poverissimo, possiamo nondimeno cercare di enucleare le condizioni necessarie perché una crescita economica e sociale possa avvenire in un paese.

·       apertura del paese ai mercati internazionali: un paese sprovvisto di risorse deve essere aperto al mercato internazionale;
·       allettanti condizioni per l’ingresso di capitali e aziende esteri;
·       un’amministrazione pubblica efficiente e leggera;
·       un sistema di esazione delle tasse ridotto all’osso in termini di adempimenti (in Singapore le tasse delle persone fisiche si pagano online, e non sono necessarie le gabelle di stato da versare al notaio per avviare un’azienda);
·       un capitale umano “pregiato”, prodotto da un sistema formativo all’altezza delle richieste del mercato del lavoro;
·       università di prim’ordine e investimenti cospicui in ricerca;
·       tolleranza zero rispetto alle pratiche corruttive;
·       un sistema giudiziario veloce.

Se applichiamo questi criteri all’Italia non possiamo che rimanere frustrati e disperati: un paese, come l’Italia, che si sta richiudendo in sé stesso e che non ha nessuna di queste caratteristiche necessarie a crescere economicamente e socialmente è destinato al declino. Nessuna ricetta magica, nessuna posa virile davanti ai nostri paesi partner, nessuna fantasia di riappropriazione di una mal compresa sovranità possano invertire la rotta imboccata dall’Italia.

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