Poesia come sintomo

C’è un fenomeno della biologia che prende il nome di ipertrofia compensatoria: se una regione dell’organismo – un rene, una parte del cervello, un muscolo – viene meno o per qualche motivo non funziona come prima, allora un’altra parte dell’organismo, ipertrofizzandosi, ne assume le funzioni. Persone colpite da ictus reimparano a parlare, arti anchilosati riprendono a camminare. La poesia è ed è stata per me la stessa cosa. L’incapacità a comunicare in maniera adeguata ha causato l’ipertrofia di un’altra parte. Il ritiro dal mondo, a cui indulgevo da bambino, ha prodotto la poesia. Non c’è nulla di notevole in tutto questo: è fisiologia. Avrei preferito di gran lunga comunicare come fanno gli altri. La poesia è, infatti, un buon modo per complicare il pane (Samuele Bersani). Pian piano mi accorsi che avrei potuto far finta di essere come gli altri: I’m not like them, but I can pretend (Kurt Cobain). La poesia è il mio modo elettivo per simulare una comunicazione. Non c’è nulla di amabile in un mezzo che complica il pane e che simula, complicandola, una comunicazione altrimenti semplice, come il pane. A che pro questa inutile sofisticazione? Avrei preferito abbracci.

[Poesia come sintomo].

E il mezzo è il messaggio (Marshall McLuhan): leggi un verso e non lo capisci. Lo rileggi e credi di capirlo. Pensi: non avrebbe potuto scrivere semplicemente così e così? Il mezzo è la poesia, il messaggio è: devi sforzarti di capire. Nessuno ha così tanta pazienza. Ci limitiamo ad aspettare il nostro turno. E spesso capire non basta. La poesia non è un mezzo per comunicare: la poesia è un gioco linguistico.

Avete mai fatto caso ai bambini immersi nel gioco? Ecco, la poesia, che è gioco linguistico, è come l’ipnosi del fachiro sul serpente. Il fachiro, solo e povero (dall’arabo faqir significa appunto “povero”), ipnotizza il serpente con l’oscillazione del suo flauto. Il poeta, diverso e solo, giocando con le parole ipnotizza e ammansisce il bambino che lo abita.

[Poesia come autismo].

Cortometraggio scritto e diretto da Domenico Lombardini & Brace Beltempo. Musiche di Paolo Traverso.

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