Il destino della Russia e quello dell’Italia

Nel suo recente libro L’Ucraina e Putin tra storia e ideologia Andrea Graziosi, storico e accademico che si è occupato di storia ucraina, russa e sovietica del XIX e XX secolo, ci restituisce un quadro per nulla confortante della Russia, del suo presente e, quindi, del suo futuro. L’attuale Repubblica Federale Russia, depositaria di lasciti (buoni e, più spesso, meno buoni) di un passato imperiale che non ha trovato sostanziali soluzioni di continuità per secoli, sconta problemi, di portata secolare, che sono perlopiù istituzionali, culturali e antropologici. Questa malaugurata path dependence vincola in modo formidabile la politica russa verso una coazione a ripetere atteggiamenti e pulsioni proprie di un paese che ha fatto dell’imperialismo territoriale la sua ragion d’essere.

Alcuni osservatori, peccando a posteriori di eccessivo ottimismo, avevano ipotizzando una progressiva democratizzazione e trasformazione in senso liberale della Russia alla caduta dell’Unione Sovietica. Ma malgrado tutta la buona volontà nonché gli aiuti economici ricevuti dall’Occidente, la Russia (specialmente la Russia di Putin) è ripiombata nella coazione a ripetere, a rifiutare ogni cambiamento in seno alle proprie istituzioni, a covare livori rispetto all’odiato/invidiato Occidente, a seguitare a percepirsi e rappresentarsi come paese trattato ingiustamente, oggetto di (immaginari) desideri imperialistici di altri paesi, e mai riconosciuto abbastanza per la sua grandezza, culturale e storica.

Ma quali sono i caratteri, che potremmo definire psicologici e antropologici, di una simile path dependence?

  • Rifiuto del cambiamento;
  • Esaltazione di un passato favoleggiato ma spesso mai esistito;
  • Vittimismo;
  • Isolazionismo culturale, politico ed economico;
  • Xenofobia e odio per l’evidente “diverso” (razzismo, omofobia);
  • Complessi di inferiorità e, per compensazione, superiorità, in particolare per il passato “glorioso”.

Questi caratteri, piscologici e antropologici, sono alla base di ideologie politiche reazionare, se non francamente razziste e violente, come quelle che muovono la classe politica russa attuale. Ma come non vedere, mutatis mutandis, questi caratteri anche nell’intera classe politica italiana nonché nella stragrande parte degli italiani? In questo video (https://www.youtube.com/watch?v=j57ulqMztk0) Michele Boldrin affronta in qualche modo questo stesso argomento. Anche l’Italia, come la Russia, piuttosto che abbracciare il necessario cambiamento si illude di poter sopravvivere ricorrendo al manganello (politico e normativo) per cambiare l’esistente. Ma l’esistente è tetragono e irride a ogni scomposto tentativo ideologico e non pragmatico di cambiare la realtà. Questi caratteri, psicologici e antropologici, sono propri di un paese che sta declinando economicamente ma, soprattutto, biologicamente (non a caso Russia e Italia condividono una crisi demografica gravissima): sono sintomo di una malattia ben più profonda e che potrebbe non aver nessuna cura.

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