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Al tempo dei bambini

Al tempo dei bambini è un podcast che intreccia narrazione poetica e riflessione critica per raccontare la scomparsa dell’infanzia dallo spazio urbano e dall’immaginario collettivo.

Ogni episodio unisce narrazione poetica, musicale e sonora al contributo di demografi, pedagoghi, psicologi, scienziati, filosofi, poeti e artisti. Un “racconto polifonico” per riscoprire il tempo dell’infanzia e per cercare di capire se è davvero possibile un “mondo senza bambini”.

Quali sono i temi affrontati in Al tempo dei bambini?

Il declino demografico

Il declino demografico, che colpisce tutto il mondo ricco e l’Italia con particolare intensità, imporrà una modifica radicale della composizione demografica. Tra pochi anni, in Italia, ci saranno molte meno persone in epoca lavorativa e molti più anziani. Il nostro sistema produttivo riuscirà a mantenere l’attuale accesso universalistico a servizi come la sanità e l’istruzione?

Ma questa ricomposizione demografica corrisponderà una ricomposizione valoriale: quali saranno i valori, le aspettative, i desideri di una società in cui le persone sotto i quindici anni costituiranno il dieci percento della popolazione totale? Quali sanno gli impatti sulla domanda e l’offerta politica?

La scomparsa del gioco libero

Un’ampia letteratura scientifica documenta come, negli ultimi cinquant’anni, le abitudini di gioco dei bambini siano cambiate in modo radicale. Il gioco libero all’aperto — quello spontaneo, non strutturato, fatto di esplorazioni, invenzioni e negoziazioni tra pari — è stato progressivamente sostituito da attività organizzate e sorvegliate dagli adulti. Il tempo non supervisionato, un tempo considerato essenziale per sviluppare autonomia e capacità di gestione del rischio, è oggi ridotto a una frazione di quello che era per le generazioni precedenti.

Dal 2010 in poi, la diffusione capillare dello smartphone ha accelerato questa trasformazione. Come osserva Jonathan Haidt in La generazione ansiosa, per molti bambini l’infanzia si è spostata da spazi fisici condivisi a spazi virtuali, mediati da uno schermo. L’interazione diretta è stata in parte sostituita da connessioni digitali, con un impatto già misurabile: aumento di sintomi ansiosi e depressivi, riduzione delle competenze sociali faccia a faccia, calo dei livelli di attività fisica.

La ricerca in psicologia dello sviluppo e neuroscienze sottolinea che il gioco libero è un contesto cruciale per la crescita cognitiva, emotiva e sociale: favorisce la regolazione delle emozioni, la creatività, la resilienza e la capacità di risolvere problemi complessi. La sua riduzione pone interrogativi urgenti. Che adulti diventeranno bambini cresciuti senza la possibilità di esplorare liberamente il mondo fisico, di affrontare rischi calcolati e di negoziare regole e conflitti senza mediazioni? E quali saranno le conseguenze a lungo termine di un’infanzia vissuta prevalentemente nello spazio digitale?

La meraviglia

La meraviglia è il primo sguardo sul mondo: un’emozione che nasce dall’incontro con ciò che è nuovo, inatteso e unico. Non è solo un sentimento effimero, ma una forza cognitiva che alimenta curiosità, creatività e desiderio di conoscenza. Per i bambini, la meraviglia è il motore dell’esplorazione: li spinge a sperimentare, porre domande, costruire significati.

Le neuroscienze indicano che la meraviglia attiva circuiti cerebrali legati alla ricompensa e all’apprendimento, stimolando la produzione di dopamina e favorendo la plasticità sinaptica. Questo processo rende più profonde e durature le esperienze vissute, intrecciandole alle emozioni positive che le accompagnano.

Quando le opportunità di vivere la meraviglia diminuiscono — a causa di un eccesso di mediazione tecnologica, di ambienti privi di stimoli naturali o di contesti sociali privi di sicurezza — si riduce anche la capacità di coltivare attenzione e apertura mentale. Come ricorda Rachel Carson, “se riesci a far provare a un bambino un senso di meraviglia per qualcosa che vive intorno a lui, avrai dato un dono che durerà tutta la vita”: un dono che protegge dalla chiusura, dalla paura e dall’indifferenza.

La memoria e il trauma

La memoria modella la nostra identità: non è un archivio statico, ma un tessuto vivo che seleziona, interpreta e intreccia le esperienze. Per i bambini e gli adolescenti, ciò che viene ricordato — e come viene ricordato — diventa parte integrante della personalità. Nei contesti di conflitto, la memoria può cristallizzarsi in esperienze traumatiche che alterano la fiducia negli altri e la percezione del mondo.

Le neuroscienze mostrano che l’esposizione prolungata alla guerra e allo stress può modificare in profondità il cervello in via di sviluppo: l’ippocampo e la corteccia prefrontale, essenziali per la memoria e la regolazione emotiva, possono ridursi di volume, mentre l’amigdala, centro dell’elaborazione della paura, tende a iperattivarsi. Questo stato di allerta continua ostacola l’integrazione dei ricordi e favorisce memorie frammentate, difficili da rielaborare.

Come ricorda Paul Ricoeur, ricordare è anche reinterpretare: per i bambini che crescono in zone di conflitto, la possibilità di trasformare una memoria che imprigiona in una memoria che sostiene dipende dal contesto affettivo e sociale. La presenza di figure di riferimento stabili e ambienti sicuri può avere un effetto neuroprotettivo, aiutando a dare senso alle esperienze e a ricucire una trama che, altrimenti, rischia di restare lacerata.

Al tempo dei bambini è un podcast scritto e narrato da Domenico Lombardini.

Le musiche originali, il sound design e il montaggio sono di Paolo Traverso.

La voce femminile è di Eugenia Amisano.

Una produzione ASTW Podcast.

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