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Da no-vax a pro-Putin: l’idiota coerenza dei sovranisti

Mag 19, 2022

I sovranisti sembrano aver preso la crociata di propalare idiozie e falsità in contesti in cui la propalazione di tali idiozie e falsità rappresenta un danno oggettivo per l’intera cittadinanza. Proprio loro, che tastano il polso delle masse e se ne rendono i primi demagoghi sono i principali responsabili dell’abbruttimento del cosiddetto popolo. È degno di nota e fonte di sbigottimento (ma non troppo, a pensarci bene) che le stesse figure più o meno rientrabili nella vasta galassia sovranista, che hanno diffuso spudorate menzogne nel corso della pandemia, sono le stesse che hanno diffuso (e che stanno diffondendo) spudorate menzogne nel corso della guerra di conquista della Russia ai danni dell’Ucraina. Statistiche hanno dimostrato che individui rientranti nella definizione di “no-vax” si sono presto convertiti a fautori (più o meno dichiarati) di Putin e della sua guerra di conquista in Ucraina. A scanso di equivoci, qui non si adotteranno eufemismi e antifrasi per individuare realtà crude e ormai del tutto manifeste ad occhi non ideologizzati: così come la pandemia è stata una tragedia con una magnitudo del tutto simile a quella dell’influenza spagnola del secolo scorso (si stima che i morti, a fine pandemia, potrebbero essere nell’ordine dei 25 milioni in tutto il mondo), allo stesso modo la guerra della Russia in Ucraina è del tutto simile alle guerre di conquista del secolo scorso (uccisione indiscriminata di civili, stupro usato come strumento bellico, deportazioni, confisca di beni, rastrellamenti, la peggiore crisi umanitaria europea dal secondo dopoguerra). Così come propalare idiozie e menzogne nel corso della pandemia ha certamente causato un danno sociale (incluse morti evitabili), allo stesso modo propalare idiozie e menzogne nel corso della guerra della Russa in Ucraina ha significato e tuttora significa minare alle fondamenta le democrazie liberali occidentali e il loro futuro.

Qui non abbiamo lo spazio per fare uno studio approfondito sull’atteggiamento dei sovranisti rispetto alla crisi pandemica, ma valga il “caso” Green pass per esemplificare come vaste porzioni della popolazione, che include la risicata ma sciaguratissima e dannosissima intellighenzia italiana, si siano approcciate a questo problema. Una nota preliminare: chi scrive ha giudicato severamente le politiche “no-Covid” adottate dal governo Conte nel nostro Paese per la gestione della pandemia. Ex post, queste politiche, che avrebbero conferito al Paese uno dei più alti Stringency Index al mondo (il Stringency Index è una misura composita basata su nove indicatori di risposta tra cui la chiusura delle scuole e dei posti di lavoro, limitazioni allo spostamento delle persone ecc., su una scala da 0 a 100), non solo si sono dimostrate inutili, ma c’è motivo di pensare che abbiano avuto (altro caso di eterogenesi dei fini) effetti opposti rispetto a quelli che si intendeva perseguire, ossia che siano state esse stesse responsabili di un incrudimento della situazione sanitaria (per tacere della situazione economica, sociale e psicologica della popolazione). In Italia (ma anche altrove) non sono stati seguiti i protocolli internazionali per la gestione di una crisi pandemica né si sono adottate politiche data-driven per l’adattamento in itinere delle misure alle mutate condizioni, come ben illustrato nello studio di Piero Stanig e Gianmarco Daniele. Ma molte persone, inclusi gli avvelenatori dei pozzi, ossia i sovranisti e altri ciarlatani, hanno confuso la scriteriata gestione della pandemia da parte di una classe politica di inetti con l’assunzione che tutte le misure e le contromisure adottate e ricercate fossero da rifiutare in blocco. Invece di distinguere caso da caso, come intelligenza vuole, molti hanno rifiutato la cosiddetta narrazione mainstream e abbracciato il complottismo paranoico. Ciò è del tutto normale: infatti, per la distinzione caso da caso è necessaria l’intelligenza, mentre per il manicheismo basta essere sovranisti. Tra queste misure rientravano i vaccini, ossia il vero e incontestabile successo tecnico registrato nel corso della pandemia da Covid-19. Mai nella storia umana è stato possibile portare a successo un simile sforzo di ricerca e sviluppo, per tacere della logistica necessaria a somministrare miliardi di dosi di vaccino in tutto il mondo. La diffusione di idiozie e menzogne sui vaccini ha certamente causato una certa esitazione a vaccinarsi, specie in strati sociali culturalmente ed economicamente indigenti. I propalatori di tali menzogne, inclusi i sovranisti, hanno quindi sulla coscienza un numero non quantificabile di morti evitabili.

È altresì opinione di chi scrive che il Green pass avrebbe dovuto essere accantonato presto o almeno non appena ci si fosse resi conto che l’esitazione a vaccinarsi era una tendenza marginale (ma non trascurabile) della popolazione. Il governo, incluso il governo Draghi, ha deciso altrimenti. I sovranisti, dopo aver diffuso menzogne sui vaccini che si sono rivelate in seguito tali, anziché concentrarsi sui reali problemi del paese, ossia quelli socioeconomici, hanno cavalcato l’onda del Green pass concorrendo a un’ulteriore polarizzazione dell’opinione pubblica e portando avanti, nemmeno molto surrettiziamente, posizioni no-vax (o che venivano interpretate tali dalla popolazione). La coazione a ripetere della reductio ad Hitlerum aveva individuato un nuovo oggetto: il demoniaco Green pass, fonte di ogni iniquità.

In linea generale, il Green pass veniva rifiutato non solo perché era considerato una misura liberticida, ma perché, si badi bene, si riteneva scientificamente infondato. Chi non era d’accordo e protestava contro l’adozione del Green pass per l’accesso a vari servizi (pubblici e privati) doveva necessariamente negare una o più delle seguenti proposizioni:

  • il vaccino protegge sostanzialmente il singolo individuo vaccinato da contrarre una forma grave della patologia;
  • i vaccinati hanno una probabilità notevolmente inferiore di contagiare altre persone;
  • il rischio del vaccino, estremamente basso, è ampiamente compensato dai benefici individuali.

Malgrado tutte questo proposizioni fossero vere perché scientificamente dimostrate, i sovranisti proseguivano nella loro crociata idiota contro la scienza contestando i dati.

Sono evidenti i vantaggi collettivi del perseguire una vaccinazione di massa, sia in termini di minore carico sanitario (e anche di tasso di mortalità), sia in termini di costi economici (evitando o comunque riducendo le chiusure). Ne La logica dell’azione collettiva, Mancur Olson, studioso delle dinamiche dei gruppi e autore già citato prima, tratteggia un modello comportamentale dei gruppi che si adoperano per il raggiungimento di un bene collettivo. In estrema sintesi, l’autore illustra, in modo serrato e conseguenziale, che i gruppi piccoli riescono a ottenere con maggiore probabilità e in misura adeguata un bene collettivo (collettivo rispetto al gruppo cui fanno parte e non alla totalità dei cittadini) perché ciascun membro può contrattare direttamente con ciascun altro, e in quanto l’apporto di ciascun membro è percepito non come “una goccia nel mare” ma come uno sforzo che ha un peso apprezzabile nell’economia del gruppo. Tutto ciò non è applicabile ai gruppi di più grandi dimensioni. In questi, i potenziali membri non sarebbero motivati a prendere parte al gruppo né i membri sarebbero indotti all’azione e al sacrificio personale (anche economico, ad esempio con una quota d’iscrizione a un sindacato) se non dietro la promessa e l’ottenimento di un bene individuale (un servizio, una prestazione ecc.) e/o dietro coercizione. Questo accade perché il membro del gruppo di grandi dimensioni vedrebbe il proprio apporto come “una goccia nel mare” e penserebbe che, anche in assenza di un suo apporto al gruppo, il bene collettivo sarebbe lo stesso raggiunto per l’azione degli altri membri. Per lo stesso motivo, le tasse sono coercitive e non affidate alla liberalità del singolo cittadino.

Assumendo come buona la teoria del funzionamento dei gruppi che si adoperano per l’ottenimento di un bene collettivo su tratteggiata, la si potrebbe applicare al caso del Green pass. In questo caso, il bene collettivo sarebbe quello della riduzione dei contagi e, soprattutto, dei casi gravi. Tale bene collettivo sarebbe conseguibile tramite una vaccinazione estesa della popolazione. Secondo il modello di Olson, i cittadini della nazione, che rappresentano un gruppo di grandi dimensioni, non possono adoperarsi senza alcun tipo di incentivo (tranne riconoscere un vantaggio individuale a vaccinarsi) o coercizione a dare il proprio contributo per il conseguimento del bene collettivo (il calo di contagi/morti, la riduzione della probabilità di chiusure): per vari motivi (egoismo, credenze errate, ignoranza, ecc.) alcuni cittadini potrebbero non essere d’accordo con l’adozione del Green pass. Tra questi, molti potrebbero pensare che anche senza il loro contributo il bene collettivo sarà lo stesso ottenuto. In questo caso, come prevede il modello di Olson, il governo ha dovuto introdurre una forma di “incentivo coercitivo”, percepibile dal singolo come un vantaggio personale (quindi un bene individuale), per indurlo a fare “la cosa giusta”, nell’interesse del raggiungimento del bene collettivo.

Per i sovranisti il Green pass è diventato uno strumento di controllo sociale, la misura definitiva per la digitalizzazione pervasiva della vita dei cittadini, un attentato al diritto al lavoro, una sorta di epitome di ciò che c’è di più mostruosamente ingiusto e malefico. Ovviamente, pur di non argomentare le proprie posizioni è stata tirata in ballo la Costituzione, che il Green pass avrebbe contraddetto (malgrado nessun costituzionalista abbia addotto obiezioni a riguardo), usata come sempre come strumento teppistico, apodittico e non argomentativo. Per i sovranisti è sufficiente dire che una cosa è anticostituzionale per avere automaticamente ragione. Le loro menti fantasiose hanno ingigantito così tanto il problema Green pass da farne l’ennesima idiota crociata ideologica: ciò che era una misura sgradevole ma poco dannosa (che, ripeto, avrebbe dovuto essere rimossa non appena ci si fosse resi conto che i non vaccinati rappresentavano una minoranza esigua della popolazione, e che l’ostinazione a mantenere il Green pass avrebbe quindi creato più danni – in termini di tensioni sociali fomentate da sovranisti ed estremisti simili – che vantaggi), è diventata per molti il problema. La mancanza di cultura, il voler piegare i fatti ai pregiudizi e la mera propaganda politica hanno fatto in modo che i sovranisti e altri demagoghi della stessa risma si siano concentrati su un dettaglio piuttosto che sul quadro d’insieme. Il dettaglio in questione diventa presto tutto il quadro e si perde per sempre la capacità di comprendere ciò che sta accadendo.

Una dinamica del tutto simile è ravvisabile, se possibile ancor più incrudita, nell’approccio dei sovranisti alla guerra di conquista della Russia ai danni dell’Ucraina. Ignorando del tutto il retroterra storico e i recenti sviluppi senza i quali non è possibile capire nulla della relazione tra Russa e Ucraina, i sovranisti hanno abbracciato la scriteriata e ridicola tesi anti-NATO ma, in particolare, antistatunitense. In sintesi, fungono da addetti stampa del ministro degli esteri russo. Essi odiano così tanto gli Stati Uniti d’America e le democrazie liberali che si sono fatti fautori (più o meno dichiarati) di un dittatore, il quale, giova dirlo, sta attentando alla sovranità di una nazione, mettendo in discussione la sua stessa esistenza. Ma non erano loro, i sovranisti, i paladini della sovranità nazionale? Qualche sovranista potrebbe obiettare che loro sono i difensori della sovranità nazionale d’Italia: gli altri paesi devono lottare autonomamente per la propria libertà. Ma allora perché non si dichiarano, almeno idealmente, in difesa dell’Ucraina, conservando in qualche modo le posizioni anti-NATO? Semplice: perché hanno accettato in maniera acritica tutte le tesi propagandistiche e cospirazioniste diffuse dal Cremlino e da tutte le quinte colonne (prezzolate o no) agenti nei paesi occidentali, Italia inclusa. Quindi, così come i vaccini non servirebbero a nulla, anzi non sarebbero vantaggiosi, anzi sarebbero nocivi, allo stesso modo la NATO, in virtù del suo allargamento e dell’imminente (ma, in realtà, impossibile e mai posta sul tavolo della NATO, perché un paese con dispute territoriali attive non potrebbe mai entrare nel trattato) ingresso dell’Ucraina, avrebbe causato direttamente l’esplosione del conflitto. Secondo tale fantasiosa tesi, gli Stati Uniti d’America starebbero agendo per isolare definitivamente la Russia dal contesto internazionale allo scopo di concentrare poi tutte le sue attenzioni sul vero nemico: la Cina. Un’altra tesi abborracciata e ridicola ma abbracciata entusiasticamente da molti sovranisti è, ovviamente, quella di Putin e dei suoi ideologi, ossia che la Russia stia agendo per denazificare l’Ucraina in una guerra di liberazione, in particolare nelle regioni del Donbass. Un’altra tesi idiota è che gli Stati Uniti d’America stiano spingendo l’Europa a non comprare il gas russo allo scopo di venderci il suo GNL (gas naturale liquefatto). Ogni tesi, per quanto scriteriata, è buona per cercare di portare supporto alla propria traballante visione del mondo.

Un dettaglio è stato il famigerato battaglione Azov. Così come per il Green pass, il battaglione Azov, certamente popolato da nazionalisti ucraini così come la Brigata paracadutisti “Folgore” è popolata da nazionalisti italiani, da dettaglio trascurabile è diventato il quadro d’insieme. L’intera Ucraina è diventata il battaglione Azov e tutti gli ucraini sono diventati nazisti. Tale tesi va di conserva con la convinzione che le regioni del Donbass siano popolate in gran parte da russofoni filorussi. Non importa che questa nozione sia falsa (e che non tutti i russofoni sia filorussi), essa rimane assai utile per portare avanti la loro propaganda a supporto di un dittatore. Poi, non si vede come un movimento separatista possa legittimare l’invasione di un intero paese allo scopo di “liberare” i territori separasti, che vorrebbero, secondo questi propagandisti da quattro soldi, ribadire la loro legittima autodeterminazione. Si noti che tali tesi sono ampiamente accettate da innumerevoli sedicenti intellettuali italiani, a sinistra come a destra, che sono le più o meno consapevoli, volontarie o prezzolate quinte colonne della propaganda russa in Italia. Agendo in questo modo, i sovranisti, rosso-bruni, solo rossi o solo bruni, perdono il quadro d’insieme, che è in definitiva molto semplice, come lo era in fondo la questione della pandemia e della sua gestione. La Russia, dopo aver fomentato separatismi nelle regioni dell’est dell’Ucraina e dopo essersi annessa, nel 2014, la Crimea ha invaso un intero paese con un’operazione militare su larga scala macchiandosi di crimini di guerra, causando la peggiore crisi umanitaria dal secondo dopoguerra e destabilizzando la sicurezza economica ed energetica dell’intero continente europeo. Unione europea, Stati Uniti d’America e i loro alleati hanno opportunamente comminato alla Russia severe sanzioni per causarne seri danni economici, anche a costo di avere problemi di rifornimenti di beni energetici, e pertanto indiretti danni economici. Ça va sans dire, anche gli aiuti umanitari, finanziari e bellici dell’Italia a favore dell’Ucraina (in realtà, rispetto al Pil, poca cosa rispetto ad altri paesi simili al nostro) sono stati osteggiati dai sovranisti, perché tali misure causeranno sicuramente un immediato danno economico al paese, sia in termini di scarpe non vendute ai russi, sia per l’aumento della bolletta energetica. E perché si distraggono soldi che potrebbero essere destinati ai cosiddetti poveri italiani. La nozione che queste sanzioni rientrino proprio nell’interesse dell’Europa e, di conseguenza, dell’Italia non gli passa per l’anticamera del cervello. Lo scopo dell’azione congiunta di tutto l’occidente è sanzionare la Russia affinché questo paese se ne guardi bene in futuro dal fare una cosa del genere. Le guerre pregiudicano il mercato internazionale, vero volano per la crescita economica di tutti i paesi (anche se i sovranisti sono gli ideologi dello stato commerciale chiuso): lo scopo dell’occidente è segnalare a un paese violento, illiberale, estrattivo, mafioso come la Russia che le sue mire espansionistiche non saranno più tollerate. Un errore fatale dell’occidente è stato quello di tollerare troppo e per troppo tempo la Russia: se ci fosse stato una reale deterrenza militare da parte della NATO, quindi il dispiegamento nei paesi NATO limitrofi alla federazione russa di truppe e armamenti con capacità di prontezza d’intervento subito dopo l’annessione della Crimea, forse Putin ci avrebbe pensato due volte prima di intervenire in Ucraina. Le iniziative dell’occidente sono un atto tardivo ma opportuno di civiltà e di soccorso nei confronti di un paese invaso che ha chiesto legittimamente un aiuto.

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Autore

Domenico Lombardini