L’urgenza di eliminare gli ordini professionali

Cosa pensereste di una categoria professionale, la quale, con il pretesto di imporsi come presidio costituzionale o utilità pubblica, crea la sua stessa domanda di beni e servizi, riducendo artificialmente l’offerta e quindi i concorrenti, creando quindi i presupposti per tener alti i prezzi per l’utenza? Una categoria praticamente impermeabile agli ingressi di giovani non appartenenti ad altri strati sociali o la cui famiglia non ha le giuste entrature, che godendo di propria deontologia e proprie leggi, può scavallare le leggi dello stato, facendosi beffe di continui richiami, denunce, condanne a motivo di questo evidente monopolio e di questo abuso di posizione? Una categoria che si oppone ad ogni ammodernamento e snellimento della burocrazia, ché i bizantinismi dell’apparato burocratico sono funzionali alla sua stessa sopravvivenza professionale, che pretendendo ruoli indebiti in situazioni in cui basterebbero accordi informali fra le parti non offre un vero servizio per la collettività ma coltiva alacremente il proprio giardino d’interessi?

Una categoria che, così facendo, obbliga i giovani meritevoli e degni di lasciare il paese, selezionando implicitamente i mediocri, i lecchini, i pusillanimi, gli arrivisti?

Ecco, questa categoria è rappresentata dagli avvocati e dall’ordine forense, che condivide molte di queste caratteristiche venefiche coi farmacisti (non le persone che lavorano in farmacia, ovviamente, ma i proprietari feudali delle farmacie), i commercialisti, i notai, i medici, i tassisti.

Prima abbatteremo gli ordini professionali o ne limiteremo grandemente le libertà, prima potremo dare ai giovani la possibilità di trovare un lavoro all’altezza dei loro titoli di studio. Altrimenti il paese si svuoterà sempre più dei migliori e si riempirà sempre più dei mediocri.

 

Qui un ottimo libro, scritto da un avvocato, che ne parla: https://www.amazon.it/cappio-professionali-soffocano-leconomia-italiana-ebook/dp/B00YHPFKFO

 

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