QUALI SONO I VERI PROBLEMI DEL PAESE? Ex nihilo nihil fit

Il problema a monte è che qui pochi hanno letto un libro di storia economica del nostro paese. Qualcuno si permette di dire che le risorse sono infinite, ché tanto c’è la banca centrale e altre castronerie da fattucchiera sovranista. I problemi del paese sono arcinoti e il contesto istituzionale in cui ci muoviamo (Ue) ha un impatto risibile rispetto ai problemi fondamentali. Non importa che gli studi empirici condotti sul declino d’Italia dicano tutti la stessa cosa, in sintesi che i problemi sono endogeni, per voi – e mi rivolgo agli amici sovranisti e neosocialisti – gli autori di tali studi sono ideologizzati, mentre non lo sarebbero se confermassero le vostre idee, alimentando un bias di conferma che vi ottunde. Io, per quanto mi riguarda, non sono né sovranista né europeista, sono per il buon senso e per l’empiria. Non posso pensare peggio della Ue in quanto istituzione che vorrebbe unire ma di fatto disunisce, e che è per questo la soluzione peggiore possibile per far collaborare i membri aderenti. Né tuttavia sono socialista, se con tale termine si vuole designare una persona che non è nemmeno in grado di prendere atto che la ricchezza delle nazioni non può essere creata ex nihilo, con il semplice clic della banca centrale, così come non è possibile creare la materia ex nihilo, a parte credere a Dio e alla risurrezione dei morti. Per creare ricchezza dobbiamo fare, mutatis mutandis, ciò che abbiamo fatto durante gli anni Cinquanta: lavorare duro facendo in modo che il salario per addetto sia minore della sua produttività, con l’aggiornamento che oggi non siamo in epoca fordista e che quindi dobbiamo produrre high tech, non più e non solo prodotti tradizionali a basso valore aggiunto. Tutto è molto semplice, e questo buon senso, che non solletica bene le passioni, è indigesto ai passionali, a chi ha confuso l’azione politica per una terapia di gruppo, la scienza per le opinioni.

Per inciso, dire che la ricerca e lo sviluppo non sono importanti per un paese che deve aspirare, per mantenere i livelli di reddito, a stare alla frontiera tecnologica, rende conto dell’insipienza e della inconsapevolezza che ottunde menti ideologizzate e incoscienti. Non volete la ricerca? Allora andate a fare i contadini, con una produttività nordafricana e un livello di reddito corrispondente. Il paese deve investire in ricerca e istruzione, è vero, ma è necessario rimuovere o quantomeno ridurre apprezzabilmente le economie estrattive che lo parassitano: liberalizzare il paese, in particolare i mercati dei prodotti e dei servizi ma anche le professioni, vuol dire ridurre le rendite di posizione e avere maggiore possibilità di lavoro per i giovani, con innesco di circoli virtuosi che favoriscono gli smart work a più alto reddito, con una ricomposizione globale della forza lavoro verso professioni meglio retribuite. Bisogna agire sul lato dell’offerta, sapete, ogni tanto…

Quindi quali sono le ricette giuste:

1. riduzione della spesa pubblica assistenziale (pensioni e simili);

2. dirottamento delle risorse liberate sul lavoro (riduzione delle aliquote Inps e delle imposte sul lavoro);

3. liberalizzazione del mercato di prodotti e servizi e delle professioni;

4. riorganizzazione della scuola e università sotto ottiche di meritocrazia;

5. possibilità di licenziamento nel lavoro pubblico;

6. maggiore elasticità in uscita dal lavoro (che favorisce l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro); investimenti statali in particolari settori (con la possibilità di creare aziende statali ma dalla dirigenza indipendente dal controllo statale, come furono le prime aziende statali italiane prima di essere state distrutte dalla politica), e alludo ai settori alla frontiera tecnologica in cui il paese si trova in grave ritardo (Information Technology e ICT);

7. snellimento burocratico del fisco (non importa che commercialisti e affini dovranno cambiare lavoro, almeno parzialmente. Il commercialista dovrà diventare un consulente d’impresa non un collezionista e compitore di carte);

8. contrattazione non più nazionale ma a livello aziendale, per allineare i livelli di reddito alla reale produttività del lavoro, come avviene in Germania, tendendo a una concordia tra le parti sociali nell’interesse, più alto, del paese;

9. riforma per rendere efficiente la giustizia, in particolare quella civile;

10. pene severissime e realmente applicate per gli evasori fiscali.

Queste le cose più importanti: la classe politica che facesse queste cose, imprimerebbe al paese un tale stimolo, duraturo e sostenibile, che non dovrebbe più fumigare gli occhi degli incauti elettori con le promesse radiose dell’affrancamento dal gioco europeo e dall’euro per promettere finalmente un paese moderno e dinamico, non più nemico delle nuove generazioni.

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