Al tempo dei bambini (continua)

La tecnica è stata portata alle estreme conseguenze del suo sviluppo. D’altronde, tutto ciò è stato reso necessario dal progressivo infragilirsi del sostrato biologico su cui tutte le società poggiano, sostrato che oggi mostra inequivocabili segni di irreversibile cedimento. La paurosa contrazione demografica era stata il risultato diretto dell’applicazione pedissequa della razionalità della produzione: per produrre di più e meglio era necessario “applicare politiche più inclusive rispetto a quella fetta di popolazione, in preoccupante aumento in anni recenti, che si trova esclusa dal mondo produttivo. È quindi necessario porre in essere politiche del lavoro volte a ridurre questa odiosa iniquità sociale, che mette seriamente a repentaglio la sostenibilità economica del nostro paese”, questo era più o meno il tenore della retorica statale rispetto ai temi del lavoro. Ovviamente questo messaggio era rivolto soprattutto alle donne, le quali dovevano necessariamente rinunciare alla maternità, o limitarsi ad avere al massimo un figlio, per poter essere “protagoniste indiscusse del progresso e dello sviluppo delle nostre società occidentali”. Da qui alla necessità del malthusianesimo il passo è stato breve, e anzi è stato reso letteralmente obbligatorio, e normativamente codificato, per far fronte alla diffusione del morbo della morte puerperale e neonatale (MPN). La MPN si diffuse come pandemia in tutto il mondo occidentale alla fine di questo secolo, si ritenne attraverso un agente infettivo di non ben chiarita natura, presumibilmente un virus la cui esistenza, tuttavia, non era mai stata dimostrata. Quindi, non essendo stata chiarita l’eziologia né essendoci la possibilità di diagnosticare anticipatamente la presenza della malattia nelle donne, potendone osservare solo i nefasti esiti della sua presenza pandemica (il 95% delle donne moriva, assieme al proprio figlio, entro le quarantotto ore dal parto per una grave insufficienza multiorgano), le misure anticoncezionali erano necessarie tanto quanto erano obbligatorie quelle abortive. Nonostante la sensibilizzazione delle masse gli aborti erano sempre numerosissimi, e le donne che incorrevano in questa infrazione (si esitava ad adottare il termine reato, anche se di fatto lo era) erano obbligate a fare ammenda pubblica e a pagare una multa. Le recidive erano punite severamente: contestualmente alla seconda interruzione di gravidanza (l’adozione del termine aborto era stata sconsigliata) veniva praticata una salpingectomia coatta, cui le donne non potevano in nessun modo sottrarsi.  Qualche associazione cattolica aveva timidamente sollevato la questione del 5% di feti sani, che rientravano necessariamente nel gran numero di aborti. Le istituzioni dichiararono che si trattava di una questione di lana caprina.

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