La massa è semplicemente di “manovra”

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Posto il principio che esistono diretti e dirigenti, governati e governanti, è vero che i “partiti” sono finora il modo più adeguato per elaborare i dirigenti e la capacità di direzione (i “partiti” possono presentarsi sotto i nomi più diversi, anche quello di antipartito e di “negazione dei partiti”; in realtà, anche i cosiddetti “individualisti” sono uomini di partito, solo che vorrebbero essere “capi di partito” per grazia di Dio o dell’imbecillità di chi li segue.)

 

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“Il gesto per il gesto”, la lotta per la lotta, ecc., e specialmente l’individualismo gretto e piccino, che poi è un capriccioso soddisfare impulsi momentanei, ecc. (In realtà, il punto è sempre quello dell’”apolicitismo” italiano, che assume queste varie forme pittoresche e bizzarre). L’individualismo è solo apoliticismo animalesco, il settarismo è “apoliticismo”, e, se ben si osserva, infatti, il settarismo è una forma di “clientela” personale, mentre manca lo spirito di partito che è l’elemento fondamentale dello “spirito statale”.

 

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Si presentano pertanto due forme di “partito” che pare faccia astrazione come tale dall’azione politica immediata: quello costituito da una élite di uomini di cultura, che hanno la funzione di dirigere dal punto di vista della cultura, dell’ideologia generale, un grande movimento di partiti affini (che sono in realtà frazioni di uno stesso partito organico e, nel periodo più recente, partito non di élite, ma di masse, che come masse non hanno altra funzione politica che quella di una fedeltà generica, di tipo militare, a un centro politico visibile o invisibile (spesso il centro visibile è il meccanismo di comando di forze che non desiderano mostrarsi in piena luce ma operare solo indirettamente, per interposta persona o per “interposta ideologia”).  La massa è semplicemente di “manovra” e viene “occupata” con prediche morali, con pungoli sentimentali, con miti messianici di attesa di età favolose, in cui tutte le contraddizioni e miserie saranno automaticamente risolte e sanate.

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L’impostazione del movimento del libero scambio si basa su un errore teorico di cui non è difficile identificare l’origine pratica: sulla distinzione cioè tra società politica e società civile, che da distinzione metodica viene fatta diventare ed è presentata come distinzione organica. Così si afferma che l’attività economica è propria della società civile e che lo Stato non deve intervenire nella sua regolamentazione. Ma, siccome nella realtà effettuale società civile e Stato si identificano, è da fissare che anche il liberismo è una “regolamentazione” di carattere statale, introdotta e mantenuta per via legislativa e coercitiva: è un fatto di volontà consapevole dei propri fini e non l’espressione spontanea, automatica del fatto economico. Pertanto il liberismo è un programma politico, destinato a mutare, in quanto trionfa, il personale dirigente di uno Stato e il programma economico dello Stato stesso, cioè a mutare la distribuzione del reddito nazionale.

 

Da Note sul Machiavelli, Editori Riuniti, di Antonio Gramsci.

 

(Enfasi aggiunta)

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