Segni

Oggi la saggezza mondana taccia molto spesso di superstizioso tutto ciò che a parer suo non rientra sotto il giogo dell’empiria, della ripetibilità dell’evento. Inoltre, il tentativo di significazione di ogni evento ha ceduto il passo al tentativo di rintracciare il nesso causale tra le cose: si è passati cioè dal significato comprensivo della causalità alla mera causalità. Meglio: il significato che si dava alle cose comprendeva già in sé una causalità, mentre il nesso causale quale unico criterio interpretativo della realtà ha perso del tutto qualsiasi valenza significante. Che la peste bubbonica sia causata da un batterio chiamato Yersinia pestis non aggiunge nulla al significato che quella tragedia possa avere avuto per una data comunità umana su cui si era abbattuta l’epidemia in quel dato periodo storico. L’essere umano, tuttavia, nel corso di gran parte della sua esistenza storica ha sempre trovato significati reconditi in ogni cosa, dalla fogliolina cresciuta su un prato alle grandi epidemie, dalle nascite dei figli alle guerre. Il mondo era così gravido di significati che necessitava avere qualche mezzo per coglierli e comprenderli. Le religioni pagane adempievano egregiamente al compito. Tuttavia, a un certo punto si è palesata la loro inservibilità: sotto la spinta di eventi catastrofici (percepiti tali dalle persone del tempo), non è stato più tollerabile che un particolare evento portasse due significati, magari antinomici. La comunità umana non ha potuto più tollerare la sterile discettazione circa eventi che minavano alle fondamenta la stessa sopravvivenza del mondo: l’urgenza dei tempi premeva. A questo punto il metodo euristico ed ermeneutico doveva essere semplice, univoco e sempre valido. Ne è conseguito l’inarrestabile decadimento del politeismo e la altrettanto inarrestabile diffusione del monoteismo cristiano. Paolo attende di assistere alla parusia del Signore con i suoi stessi occhi. Per lui non si pone nemmeno l’eventuale polisemia degli eventi: tutto è magnificamente e univocamente spiegato dalla profezia evangelica, tutto ha un unico e solo significato.

Oggi la scienza assume su di sé anche il compito di dare significato alle cose. Sfortunatamente il significato che dà è o utilitaristico o una paradossale negazione del significato assurta a ultimo e inappellabile significato. Infatti, negare apertamente il significato è comunque dare significato, questa volta nullo, alle cose, un significato che sconfina ampiamente nella condanna di tutto ciò che vediamo, così come fare dell’ateologia è comunque fare della (cattiva) teologia. Ma qui è rinvenibile un aspetto evidentemente comico della faccenda: si è palesata, in tutta la sua forza distruttiva, l’incapacità degli scienziati di spiegare e prevedere gli eventi. Inoltre, non c’è scienza che non venga, nell’arco di cento anni, del tutto rivoluzionata, i cui risultati non siano radicalmente messi in discussione al volgere di una generazione. Oggi la scienza è come il politeismo precristiano: dinanzi alla polisemia degli eventi, che ha concorso a diffondere, non serve più a nulla. Ma non basta: ha palesato anche l’incapacità di adempiere al suo compito precipuo ossia quello di individuare in modo credibile e sempre vero i nessi causali tra le cose. Il mondo, così come lo vediamo oggi, è quindi non solo sprovvisto di significato metafisico ma anche un’accozzaglia invereconda e aleatoria di eventi legati da nessi causali che la scienza non riesce nemmeno a intuire.

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